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Paul Weller – A Kind Revolution

A due anni esatti dall’ultimo Saturns Pattern e a quaranta (!) dall’esordio discografico, Paul Weller abbraccia una personalissima rivoluzione gentile, che nasce «dall’empatia e dall’amore degli uni per gli altri, contrapposta alle rivoluzioni che invece uccidono: è come un’appello per la pace».

Mosso da questo nuovo spirito quasi hippy, nei suoni A Kind Revolution è l’album più canonico di quella fase della carriera solista che il Modfather ha idealmente iniziato regalandosi la felice ed epica baraonda che fu 22 Dreams, nel 2008.

Quindi, contestualizzando, ci troviamo di fronte ad una raccolta di dieci brani che attingono a piene mani dalle sue radici soul, funkr&b e (brit)rock, per i quali Weller si è affidato – oltre che ai musicisti che da qualche anno lo accompagnano in tour e agli ormai consueti collaboratori di studio – ad un paio di vecchie conoscenze solo a prima vista molto distanti dal suo mondo (Boy George e Robert Wyatt) e a due leggende soul dal calibro di P.P. Arnold e Madeline Bell.

Senza nulla di strano o straniante – tipo l’evidente accento sulle percussioni e la produzione fantascientifica di Saturns Pattern (ma la lista è lunga e va molto a ritroso) – A Kind Revolution suona solo meno curioso dei precedenti, ma è molto fresco – grazie ai suoi continui cambi di registro – e può contare sull’ormai perenne stato di grazia di Weller come songwriter: ogni brano è, di fatto, un potenziale singolo.

E’ un disco che rispecchia la serenità e l’ottimismo del suo autore: a sessant’anni, il Modfather non è più il punk incazzato degli esordi, né il giovane bohémien degli anni ’80, neppure il dio del rock’n’roll inglese dei ’90; dichiara ferma la volontà di non arrendersi (Nova), ma ripensa anche all’ingenuità e all’idealismo della sua post-adolescenza con i Jam, trovandosi a fare i conti con il fatto che una canzone da sola non è in grado di cambiare il mondo (la meravigliosa chiusura The Impossible Idea); e se da un lato forse immagina come sarebbe oggi – dopo molti anni sulla terra – Ziggy Stardust (Satellite Kid), dall’altro riesce ancora a stilizzare magnificamente la speranza (The Cranes Are Back) e – perché no – a divertirsi (One Tear) e lasciarsi andare a ricordi molto romantici (New York, luogo dell’incontro con la sua attuale compagna).

Dopo molto tempo, con A Kind Revolution Weller pare più guardare indietro che avanti; doveva succedere, prima o poi, ma è successo in un modo magnifico: non c’è un briciolo di nostalgia in tutto questo.