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Oasis: le altre b-side

Noel Gallagher ha sempre sostenuto che le b-side degli Oasis sarebbero state sufficienti a molte band per farsi una carriera di tutto rispetto: The Masterplan – che secondo molti, a conti fatti, è il loro terzo miglior album – sta lì a dimostrarlo.

Ma allo stesso risultato (e cioè: ha ragione Noel) si arriva guardando cosa è rimasto fuori da quella famosa raccolta di lati b e cosa gli Oasis hanno tenuto fuori dai loro dischi da Be Here Now in poi: un canzoniere sterminato, alti e (inevitabili) bassi, che ad oggi ancora riaffiora nei dischi solisti di Gallagher Sr. (su tutte: Stop The Clocks e The Revolution Song, la prima inserita in Noel Gallagher’s High Flying Birds e la seconda nel recente Chasing Yesterday).

Abbiamo riascoltato un po’ di cose ed ecco qui quelle che secondo noi sono le migliori altre b-side degli Oasis:

D’Yer Wanna Be A Spaceman? (1994, a-side: Shakermaker): meno di 3′ acustici, una piccola riflessione sui sogni andati persi crescendo e scontrandosi con la vita adulta; «while we’re living, the dreams we have as children fade away» dicono in un’altra celebre esclusa: in questo caso il sogno è l’infantile «fare l’astronauta», che fine ha fatto? Non tanto il sogno, ma l’immaginazione e l’innocenza che ci stavano dietro.

Round Are Way (1995, a-side: Wonderwall): scene di vita quotidiana che si accalcano su uno stomp sorretto da un inusuale tripudio di fiati, tra tutti i brani degli Oasis questo è forse il più improbabile. Ma è esattamente la melodia che potrebbero cantare tutti: il postino, il lattaio, l’impiegato di banca, il ragazzino che va a scuola. Opulenta e perfetta così.

Take Me Away (1994, a-side: Supersonic): anche per il titolo, questo è il paradigma delle canzoni che uscivano dalla penna e dalla chitarra di Noel Gallagher (anche) prima che esistessero gli Oasis e nei primissimi anni dopo. La voglia (o la volontà) di andarsene è un tema ricorrente, ma non è affrontato mai con tristezza (nonostante gli accordi minori), piuttosto con speranza e – sopratutto – sfrontatezza («me and my soul we know where we’re going / we’re going where the grass is green / the air is clean and the good times are growin’»).

Cloudburst (1994, a-side: Live Forever): spicca per ingenuità, perché mai gli Oasis sono stati così tanto vicini al suono degli Stone Roses e la voce di Liam Gallagher non è mai stata così poco aggressiva (ma i primi esperimenti di strascicamento delle parole oltre ogni misura stanno proprio qui).

(You’ve Got) The Heart Of A Star (2003, a-side: Songbird): sì, così com’è risente degli arrangiamenti in cui la band si era avviluppata ad inizio millennio; però l’eco sulla voce e quell’abbozzo di fiati sul finale rimarrebbero anche in una ideale versione più asciutta. Un messaggio ottimista e quasi hippie, si presterebbe bene al gospel.

Step Out (1995, a-side: Don’t Look Back In Anger): Noel mette insieme due furti in uno, il più vistoso ad Uptight di Stevie Wonder, quello più subdolo a Rosalie dei Thin Lizzy, «ma se non fosse per me, questa canzone non esisterebbe perciò ecco qui». Ne esce in vero una cosa abbastanza fragorosa, una spacconata che doveva stare su …Morning Glory? ma proprio per evitare di pagare vagonate di diritti è stata relegata a lato b. Inclusa nel live Familiar To Millions (che immortala una delle due serate della band a Wembley nel 2000), è stato quello il suo punto più alto.

One Way Road (2000, a-side: Who Feels Love?): un piccolo inno alla solitudine («like a one man band, clapping in the pouring rain…»), o quantomeno alla instabilità e fragilità dei sentimenti («as soon as they come, the feelings they go / all alone, on a one way road»). Nel 2004 Paul Weller ha fatto propria questa canzone includendola nel suo disco di cover Studio 150, con un arrangiamento molto New Orleans e molto meglio dell’originale.

Those Swollen Hand Blues (2008, a-side: Falling Down): insieme a (You’ve) Got The Heart Of A Star questa è la migliore tra le b-side degli Oasis post 2000, un colpo di coda lasciato fuori dall’ultimo Dig Out Your Soul; quell’ultimo disco è ispirato a «certi miei vecchi esperimenti con gli allucinogeni», ha detto Gallagher Sr., e questa canzone parte funerea per poi esplodere in una nuvola colorata (che però ha più a che fare con un brutto trip) e dagli echi Beatlesiani: non tanto – stavolta almeno – per una melodia copiata, quanto per il mood e la produzione.

It’s Better People (1995, a-side: Roll With It): Liam non ha mai avuto cazzi di mettere la voce su certe composizioni («I’m a rock’n’roller, me!»), ma rimane la curiosità di sapere cosa avrebbe combinato su questo inusuale (per gli Oasis) ritmo.

My Sister Lover (1997, a-side: Stand By Me): quest’ultima va citata se non altro perché è pura archeologia; altro non sarebbe, infatti, un’evoluzione di una demo di almeno cinque anni prima, intitolata Lock All The Doors. Se vi suona familiare è perché si tratta esattamente della Lock All The Doors che ha alla fine trovato posto su Chasing Yesterday.


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